Skip to main content

In Campania il culto di Sant’Anna potrebbe presto entrare ufficialmente nel patrimonio culturale immateriale della regione. Il Comitato “Sant’Anna in Campania”, con sede nella chiesa di Sant’Anna alle Paludi a Napoli, ha infatti presentato la candidatura per l’iscrizione nell’Inventario del Patrimonio Immateriale Campano, l’IPIC.
Un riconoscimento che punta a valorizzare una devozione antichissima e profondamente radicata nella tradizione popolare. Secondo la Bibliotheca Sanctorum, proprio Napoli sarebbe stata la prima città dell’Occidente a diffondere il culto di Sant’Anna già intorno al X secolo. Nei secoli, tra monasteri, chiese e santuari, la devozione si è estesa in tutta la regione.
Oggi in Campania si contano quattro santuari dedicati alla madre della Vergine Maria e circa settanta feste e processioni popolari. Un patrimonio fatto non solo di riti religiosi, ma anche di arte, tradizioni e cultura: oltre seicento opere dedicate alla santa sono censite dal Ministero della Cultura.
La candidatura ha ricevuto anche l’adesione del Club UNESCO di Napoli, che ha sottolineato il valore storico, culturale e antropologico di questa tradizione.
Intanto è partita anche una petizione popolare per chiedere che Sant’Anna diventi patrona principale della Campania insieme a San Gennaro: oltre diecimila le firme raccolte e più di centosessanta i comuni che hanno già aderito all’iniziativa.
Un segno di quanto il culto di Sant’Anna continui ancora oggi a vivere nel cuore dei campani.