Due persone sono accusate di avere smaltito illegalmente ben 25mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, tra cui maleodoranti fanghi di depurazione e scarti di demolizioni, che sulla carta risultavano sabbione, sversandoli alcuni terreni agricoli del Casertano (tra Capua, Mondragone e Castelvolturno) e in due laghetti naturali vicini all’azienda.
Si sono avvalsi anche delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia in volta in affari con la fazione Bifognetti del clan dei Casalesi i carabinieri del Noe di Napoli e Caserta, al termine di indagini coordinate dalla Dda di Napoli, hanno notificato due misure cautelati ad altrettanti indagati a vengono contestati, a vario titolo, i reati di traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere, riciclaggio e gestione illecita di rifiuti. L’attività criminale consentiva agli indagati di introitare un illecito profitto quantificato in circa 1,6 milioni di euro che ha portato a un sequestro per equivalente. Sequestrati anche un complesso aziendale, automezzi, beni mobili e immobili (terreni e porzioni di fabbricati) e nel corso delle indagini erano già stati sequestrati almeno sei terreni agricoli sui quali erano stati sversati i rifiuti.
Tutto avveniva, come accertato dai militari del Reparto Speciale dell’arma, attraverso la classificazione fittizia dei rifiuti: grazie alla documentazione falsa, che indicava tipologie di materiali differenti rispetto a quelle che sono state effettivamente smaltite, si giustificava il trasporto dei rifiuti e anche l’abbandono nei terreni che venivano individuati di volta in volta.
Ingenti quantitativi di scarti sono stati trovati anche in un’area di cantiere in località Boscofangone di Nola dove erano in corso lavori di realizzazione di un sito industriale di circa 83.825 mq, con annesso opificio di ampio 39.000 mq, sequestrato nell’ambito di una indagine della Procura di Nola.


