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La Procura di Nola ha aperto un’inchiesta sulla morte di una bambina nata senza vita il 13 luglio in una clinica di Acerra, nel Napoletano. Nel registro degli indagati è stato iscritto, come atto dovuto, un ginecologo, nei cui confronti viene ipotizzato il reato di interruzione colposa di gravidanza.

L’indagine è partita dopo la denuncia presentata il 20 luglio dai genitori della piccola, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi. La coppia si è rivolta ai carabinieri chiedendo di fare piena luce sulle circostanze che hanno portato alla morte della figlia.
Il padre della bambina, 43 anni, sostiene che inizialmente ai genitori fosse stato riferito che il decesso era stato causato dallo strangolamento provocato dal cordone ombelicale. Successivamente, esaminando la documentazione sanitaria, la famiglia afferma di aver riscontrato nell’ultimo tracciato eseguito sulla madre, l’11 luglio, elementi riconducibili a una sofferenza fetale che, a loro avviso, non sarebbe stata presa in considerazione dal medico.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, la gravidanza si era svolta regolarmente. Tuttavia, durante un’ecografia pre-parto effettuata l’11 luglio, in regime di intramoenia nella stessa struttura sanitaria, sarebbero emerse criticità che, secondo i genitori, sarebbero state trascurate. Due giorni dopo, al momento del ricovero per il parto, un’ecografia avrebbe evidenziato l’assenza del battito cardiaco fetale. I sanitari disposero immediatamente un parto cesareo, ma la bambina nacque senza vita.

Dopo la sepoltura della piccola, i genitori hanno deciso di sporgere denuncia. Gli accertamenti coordinati dalla Procura di Nola hanno portato all’apertura del fascicolo d’indagine e alla riesumazione della salma. Il 31 luglio è stata eseguita l’autopsia, disposta dal pubblico ministero Aurora Celico, con l’obiettivo di accertare le cause del decesso e verificare eventuali responsabilità di natura medico-sanitaria.

Nella giornata di ieri i genitori sono tornati dai carabinieri per consegnare ulteriore documentazione clinica, compreso il referto dell’ultimo tracciato effettuato l’11 luglio. Il padre riferisce inoltre che, dopo la presentazione della denuncia, il medico li avrebbe contattati più volte chiedendo la restituzione dell’unica copia del referto relativo a quell’esame, documento che la famiglia ritiene centrale per la ricostruzione della vicenda.