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Resta in carcere Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. I giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno respinto l’istanza presentata dalla difesa, confermando anche l’aggravante del metodo mafioso. L’attentato risale alla notte tra il 15 e il 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci, a Pomezia, provocando ingenti danni ma senza ferire il giornalista e la sua famiglia. L’inchiesta della Procura di Roma ha portato all’individuazione di Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’azione. Secondo gli inquirenti, l’aggravante mafiosa sarebbe legata alle modalità e alla matrice dell’attentato. Ora, però, emergono nuovi elementi dall’analisi dei suoi dispositivi elettronici: ci sarebbero presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci, con cancellazioni sospette nelle chat sia prima sia dopo l’attentato. Un elemento al vaglio degli investigatori, che stanno effettuando ulteriori verifiche.