Un grande lenzuolo giallo di Greenpeace, appeso all’isolotto davanti alla Gaiola, con la scritta enorme “Basta Scarichi” e un grande gabinetto a simboleggiare chiaramente cosa non si deve sversare nell’area protetta della Gaiola. E’ così che Greenpeace si è unita questa mattina alla battaglia dei gestori dell’area Marina Protetta della Gaiola che, secondo il piano del Comune di Napoli, dovrebbe ospitare un secondo scarico diretto in caso di maltempo e forte pioggia in mare direttamente dalle case di Posillipo. L’area protesta da tempo e ha fatto ricorso, aspettando la decisione del Tar e sperando in uno stop al progetto del Comune di Napoli con i fondi del Pnrr. “La Gaiola – spiega Valentina di Miccoli di Greenpeace – è un caso emblematico di come vengono trattate le aree marine protette in Italia. Ci stupisce che nell’area marina protetta, nella zona speciale di conservazione, ci sia già uno scarico e il ministero abbia fatto passare una valutazione di impatto ambientale per raddoppiarlo, nell’ambito della riqualificazione di Bagnoli. Un progetto che vede tante belle attività ecologiche a terra ma che non ha considerato per niente l’ambiente marino. Questo rispecchia un po’ la consuetudine da parte del nostro Governo su come trattare il mare. Basti pensare che ai parchi terrestri vengono donati dall’Italia 80 milioni di euro l’anno e per tutte le aree marine protette solo 8 milioni, questo grande gap è tra due realtà entrambe importanti per la tutela della biodiversità”. Alla Gaiola oggi tanti bagnanti a godersi il sole e il mare splendente, ma resta la paura che l’area si inquini e si aspetta la decisione del Tar attesa per settembre in un Paese che affronta una scarsa protezione delle aree marine come spiega la rappresentante di Greenpeace che ha anche esposto uno striscione con la scritta “Le Aree Marine Protette non sono una fogna”.
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