È il caso del piccolo Domenico Caliendo, morto a soli due anni e quattro mesi dopo un trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi, a riportare al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nel trasporto degli organi. Secondo quanto denunciato dall’avvocato Francesco Petruzzi, quello del bambino non sarebbe un episodio isolato. Intervenendo nei giorni scorsi in Senato, nel corso dell’incontro “Il dono della vita nel sistema trapiantologico” promosso dall’AIDO (associazione italiana per la donazione di organi) il legale ha parlato di altri casi in cui gli organi destinati al trapianto sarebbero arrivati danneggiati a causa di temperature troppo basse durante il trasporto. Durante l’incontro a Roma, al quale hanno preso parte anche rappresentanti della compagnia aerea Avionord che si occupa anche del trasporto di organi, è stato mostrato anche il caso di un rene arrivato “ghiacciato” a causa dell’esposizione a temperature fino a meno 40 gradi. Un episodio distinto rispetto a quello del piccolo Domenico, ma indicato tra quelli più critici.
Al centro del confronto anche le modalità di trasporto degli organi e i contenitori utilizzati: si va dalle tradizionali scatole isotermiche fino ai sistemi di ultima generazione, come le macchine da perfusione, in grado non solo di conservare ma anche di mantenere in funzione l’organo durante il trasferimento. Un tema, quello della sicurezza nella catena dei trapianti, che torna ora sotto i riflettori e che potrebbe portare a una revisione delle procedure, per garantire standard più elevati e uniformi su tutto il territorio nazionale.


