“Guai a illudersi che una città liberata lo sia una volta per sempre: la libertà ha un costo e va conquistata continuamente”. Lo ha detto il vescovo di Acerra (ma originario di Ercolano) Antonio Di Donna, nell’omelia pronunciata all’alba nella Basilica di Santa Maria a Pugliano di Ercolano, a conclusione della novena in onore della Madonna Assunta, patrona della città degli Scavi, alla vigilia della festa del 15 agosto.
Di Donna ha aperto il suo intervento ricordando San Massimiliano Kolbe, il frate polacco morto ad Auschwitz dopo essersi offerto volontariamente al posto di un padre di famiglia condannato a morte. Ma il fulcro dell’omelia è stato il presente e il futuro di Ercolano. Il vescovo ha ricordato che la festa del 15 agosto ha da sempre un doppio significato: religioso legato all’Assunta e civile al ricordo della liberazione della città dalla schiavitù baronale del 1699.
Un parallelo che Di Donna ha esteso alla liberazione, vent’anni fa, dal giogo della camorra, quando il cosiddetto ‘modello Ercolano’ portò decine di imprenditori coraggiosi a denunciare il racket, grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale, forze dell’ordine e associazione antiracket con il concorso dei giovani, della chiesa e della scuola.
A tal proposito ha ammonito: “Non si vive di rendita” citando anche il giudice Paolo Borsellino e la sua idea di lotta alla mafia come movimento culturale e morale, non solo repressivo, “occorre vigilare sempre, perché il processo di liberazione, spirituale e sociale, non finisce mai”. Di Donna ha poi indicato nella ‘fiducia’ la parola chiave per Ercolano: fiducia tra cittadini e tra cittadini e amministratori, alcuni dei quali presenti con la sindaca Antonietta Garzia, seduta in prima fila. Al riguardo, il vescovo ha rivolto un consiglio alla nuova giunta comunale: “Meglio una riunione in meno e un incontro con i cittadini in più”. Un monito a essere tra la gente e ad ascoltarne i bisogni.


