Al carcere di Secondigliano, la sperimentazione del sistema jammer, progettato per bloccare le comunicazioni dei cellulari clandestini, avrebbe neutralizzato 24 mila tentativi di accesso alla rete nelle prime 24 ore.
Ma fuori dal penitenziario, tra via Micheluzzi e via Pratt, residenti e commercianti segnalano problemi con telefonate e connessione dati.
I disservizi, tuttavia, non sono stati ancora ricondotti con certezza al dispositivo.
La sfida è conciliare la sicurezza all’interno del carcere con il diritto dei cittadini a utilizzare regolarmente la rete mobile. Un equilibrio fondamentale, soprattutto in un’area urbana dove la tecnologia è ormai indispensabile per lavorare, comunicare e accedere ai servizi quotidiani.


