“Ci sembra una richiesta cautelare francamente sproporzionata: quelle espressioni devono essere lette nel contesto emotivo devastante in cui sono maturate, sono le parole di due genitori ai quali è stata strappata una figlia, non un progetto criminale: non chiediamo una immunità emotiva per i familiari delle vittime. Chiediamo proporzione“.
Così, la criminologa Roberta Bruzzone – consulente dell’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato reo confesso Alessio Tussi, ad Afragola, in provincia di Napoli – commenta la decisione della procura di Napoli Nord di chiedere al gip un divieto di avvicinamento ai familiari dell’imputato per il padre e la madre della ragazzina vittima di femminicidio.
“Chiediamo – prosegue la consulente – che le loro parole siano valutate per ciò che sono, nel contesto in cui sono state pronunciate, senza trasformare la disperazione in pericolosità criminale. Contestiamo che semplici sfoghi, per quanto duri e comprensibilmente scomposti, possano essere automaticamente trasformati in minacce penalmente rilevanti. Tra una frase pronunciata nella disperazione e una concreta intenzione aggressiva esiste una differenza che il diritto non può ignorare“.
Per Roberta Bruzzone “Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino non sono due soggetti mossi da una generica volontà di intimidazione. Sono i genitori di Martina, costretti ad affrontare la più innaturale e devastante delle perdite: la morte violenta di una figlia“.
“Il dolore non autorizza qualunque comportamento, questo è evidente – sottolinea Bruzzone – ma neppure il sistema giudiziario può fingere che quelle frasi siano state pronunciate nel vuoto, da persone indifferenti e perfettamente estranee a una tragedia familiare di proporzioni inimmaginabili“.
“La giustizia deve proteggere tutti – conclude la criminologa – ma per farlo deve distinguere. Distinguere la rabbia dalla volontà criminale. Lo sfogo dalla minaccia. La disperazione dalla pericolosità. Se non sa farlo, rischia di colpire chi è già stato colpito nel modo più irreparabile“.


