Fornivano manodopera a favore di imprese della grande distribuzione e della lavorazione delle carni in Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia a prezzi fortemente concorrenziali grazie a un vorticoso giro di fatture false che ha consentito di abbattere il costo del lavoro, riciclando all’estero i profitti attraverso una “società fantasma. A ideare la frode due imprenditori, un altoatesino, un campano e un consulente fiscale della provincia di Napoli, indiziati di aver architettato un diffuso sistema di reclutamento di manodopera a basso costo, poi messa a disposizione, attraverso la stipula di contratti di appalto non genuini, di compiacenti imprese committenti. Intermediario tra gli indagati campani e le aziende committenti l’imprenditore altoatesino che procacciava le commesse di manodopera per il successivo invio dei lavoratori. Le indagini della Guardia di finanza di Bolzano, sotto la direzione della Procura, hanno consentito di accertare come i tre, avvalendosi nel tempo di altre persone (sono 29 le persone sottoposte a indagini), abbiano dato vita a un castello di società, articolate su più livelli e tutte ritenute strumentali alla frode. I tre principali indagati si trovano agli arresti domiciliari.
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