“In questi dodici anni ci siamo chiesti tante volte se la tua morte sia servita almeno a qualcosa. Se una tragedia così grande abbia lasciato un insegnamento. Ma guardando ciò che è accaduto negli anni successivi, il dolore aumenta ancora di più”. A parlare è Antonio Giordano, fratello di Salvatore Giordano, il 14enne che il 5 luglio del 2014 fu gravemente ferito alla testa dalla caduta di calcinacci precipitati da un condominio della Galleria Umberto I, mentre passeggiava lungo via Toledo con alcuni amici, uno dei quali si salvò dal suo intervento. La morte sopraggiunse il 9 luglio, per le conseguenze dei gravi traumi riportati e oggi cade il dodicesimo anniversario della sua morte.
“Guardando ciò che è accaduto negli anni successivi, – scrive il fratello – il dolore aumenta ancora di più. Perché Napoli ha continuato a vivere altre tragedie legate a crolli e alla sicurezza. E allora una domanda dentro di noi rimane: quanto è stato imparato davvero?” “Solo pochi giorni fa – ricorda Antonio Giordano – abbiamo saputo che la targa che avevamo depositato l’anno scorso in tua memoria è stata ritrovata in un cantiere, trattata senza quella cura e quel rispetto che il ricordo di una persona meriterebbe. Per qualcuno può sembrare solo una targa. Per noi non lo è. Per noi rappresenta un nome, una vita, un fratello, un figlio, un ragazzo che non c’è più”.
“Il percorso giudiziario è arrivato alla sua conclusione, ma dentro di me rimane una profonda amarezza – scrive ancora il giovane – io, come fratello, non riesco a sentire questa conclusione come una vera giustizia. Una sentenza, per quanto definitiva, non potrà mai restituirti alla nostra famiglia”.
“Vorrei avere il tuo coraggio – conclude Antonio – perché quel giorno, mentre tanti avrebbero pensato soltanto a salvarsi, tu hai pensato agli altri. Hai cercato di proteggere i tuoi amici. Hai spinto via uno di loro dal pericolo e hai fatto da scudo con il tuo corpo per proteggere l’altro. Sei un figlio amato. Sei un fratello che manca ogni giorno. Sei un amico che non è mai stato dimenticato. Sei un eroe”.


