Sono 611, di cui 27 ragazze, al 30 aprile 2025, i giovani detenuti nelle carceri minorili italiane, con una crescita del 54% in due anni. Crescita frenata dal decreto Caivano che prevede di trasferire in chiave punitiva gli ultra diciottenni del circuito minorile a carceri per adulti, con la conseguenza di interrompere bruscamente il percorso educativo del ragazzo e di affaticarne enormemente il recupero. “Dei 95 istituti visitati, la metà si trova fuori dal contesto urbano, mentre l’altra metà dentro il contesto urbano e di questi ultimi solo otto sono di recente costruzione e 19 risalgono a prima del 1900. In trenta istituti sui 95 visitati c’erano celle in cui non erano garantiti tre metri quadri calpestabili per ogni persona” è quanto scrive l’associazione Antigone che evidenzia inoltre, che negli istituti viene fatto “un diffuso uso di terapie psicofarmacologiche, il 44,25% delle persone detenute fa uso di sedativi o ipnotici, il 20,4% utilizza stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi”.
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