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Le attività dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli erano gestite dal clan Contini. A metter fine alle minacce utilizzate e agli affari delle truffe ai danni delle compagnie assicurative sono stati i Carabinieri e gli uomini della Guardia di Finanza.
I fatti contestati risalgono al 2020, i provvedimenti sono stati eseguiti oggi nei confronti di 4 persone, tra gli arrestati anche l’avvocato Salvatore D’Antonio, 51 anni che per gli inquirenti gestiva la ricchezza del clan Contini investendo i proventi nell’ acquisto di immobili, auto e anche quadri d’autore.

L’ indagine documenta la gestione dei servizi di bar, dei distributori automatici presenti in ospedale senza pagare i canoni di locazione all’ Asl.

Attraverso un’associazione che fornisce il servizio di ambulanza e con la complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte che operano nel San Giovanni Bosco, sarebbero stati garantiti favori a esponenti del clan per ricoveri violando le procedure di accesso, rilascio di certificati medici falsi anche per ottenere scarcerazioni.

Nell’inchiesta tra le 76 persone indagate ci sono anche sei pubblici ufficiali.
I reati contestati nell’ordinanza emessa dal gip su richiesta della procura di Napoli sono associazione di tipo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio.

Nell’ordinanza con la quale il gip di Napoli Ivana Salvatore ha disposto gli arresti si fa riferimento anche alle minacce subite da Ciro Verdoliva, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro.
La direzione generale stava infatti cercando di tagliare fuori l’area riconducibile ai Contini dagli appalti dell’Ospedale San Giovanni Bosco e l’azione intrapresa da Verdoliva è coincisa con un clima molto pesante nei suoi confronti.