Non sono più semplici baby gang ma sono bande strutturate, con un nome, una chat, un territorio da difendere e un rivale da colpire. E per la prima volta Napoli si prepara al suo primo maxiprocesso minorile. Sono 52 i ragazzi finiti nell’inchiesta della Procura per i Minorenni di Napoli, guidata dalla procuratrice Patrizia Imperato e coordinata dal pm Claudia De Luca con le indagini dei carabinieri. Sono tutti minorenni o appena diventati maggiorenni all’epoca dei fatti, tra i 16 e i 19 anni, accusati di far parte di tre diverse bande attive tra piazza Carlo III, corso Garibaldi e Casoria. Le tre sigle individuate dagli inquirenti sono: la gang di R.R., Rione Reggia, nata a Casoria con oltre venti affiliati; quella di R.C., Rione Connolo, nata nel complesso popolare di via Claudio Miccoli; e quella della Santafedeliam originaria del Borgo di Sant’Antonio Abate. Le chat di gruppo sono strumento operativo dove si pianificano le azioni, si scelgono gli obiettivi e si postano le immagini delle violenze. Nell’arsenale sequestrato ci sono pistole, anche giocattolo ma modificate per sembrare vere, coltelli, fucili calibro 12, soldi falsi e soprattutto manganelli telescopici. L’ inchiesta parte dal tentato omicidio del 27 dicembre 2023 in piazza Carlo III. La vittima designata è C.M., ritenuto il capo della gang Santafedele, quel giorno il giovane è fermo in sella a uno scooter, con lui, ci sono due ragazzine innocenti, una minorenne e una bambina. I due baby criminali arrivano a bordo di uno scooter e fanno fuoco, seminando terrore e spavento, tutti scappano e non ci sono vittime. Per gli inquirenti non sono episodi isolati ma una strategia. I ragazzi le chiamano “scese”, cioè scendere in mezzo alla strada e prendersi la città. Ora i 52 indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti e presentare memorie. Poi la Procura deciderà per chi chiedere il rinvio a giudizio. Se dovessero finire tutti davanti al giudice, sarà un maxiprocesso, il primo contro le baby gang di Napoli.
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